DASEIN - di Luca Pietrosanti -

"La parola è la moneta del poeta con cui sconta la vita."

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mercoledì, 04 maggio 2005
Ripercussioni di una chiusa

"Mia sorella è il nostro amore che nevica tra i rami"

                                                       A. Artaud (da "Prima neve")

 

stamane alle tre e mezza, camminando per via Piave fino a Porta San Giovanni, l'avrò ripetuta non so quante volte. Forse sarà la bellezza del suono, o quella dell'immagine che crea, quell'impossibilità appagante di non poter afferrare totalmente il significato con la mente, ma addosso la senti viva e pulsante come una creatura, come succhiare il seno e stupirsi del latte stillato tra i denti.

Postato da: Nanaqui a 12:40 | link | commenti |
appunti di viaggio, poesie prose teatro d autore

domenica, 21 novembre 2004
SOGNI OZIOSI DI MAGGIO

      Ho sognato la notte
cristallizzarsi sulla finestra degli occhi

Ho sognato la stella Antares
trafiggere il loculo del cuore

Ho sognato l’intelligenza dei matematici
nel concepire l’architettura del pozzo cosmico

Ho sognato Eraclito
[1]

Ho sognato una femmina a ore
coll’umido manto della filantropia

Ho sognato d’aver sognato i pensieri
in crescente entropia

Ho sognato il Giudeo
sul vascello dell’eresia

Ho sognato Dirac
[2]

Ho sognato la mia ancella
danzare sul mare della rapsodia

Ho sognato il capitalismo
in necrosi e l’orgasmo dell’anarchia

Ho sognato il pegaso
e la nobile cavalleria
Ho sognato Giordano Bruno
[3]
Ho sognato la penombra
della malinconia

Ho sognato l’ozio
di Hermann Hesse
[4]

Ho sognato la morte
i vermi e l’oblio

Ho sognato Gödel
[5]

Ho sognato la malizia
della meccanica quantistica

Ho sognato i nostri gobbi nella cloaca...
...colare verso la pianura dell’infamia

Ho sognato la madre
pregare il suo curioso diio (sic)

Ho sognato Russell[6]

Ho sognato la putrefazione
di “Mein Kampf”

Ho sognato la globalizzazione
in metastasi



 

Ho sognato la nostra
badessa burocrazia
Ho sognato Borges
[7]

 

 

Ho sognato l’infinito
e il dedalo senza fine dell’universo

Ho sognato marioli in abito talare
vendere un’altra vita

Ho sognato Cantor
[8]

Ho sognato il ruscello
sinfonico di Bach
[9] e gli amori perduti

Ho sognato il Vaticano
e la misericordia abbigliata da sofisma

Ho sognato di vedere
dentro l’alba

Ho sognato Pessoa[10]


Ho sognato il primo volo della libertà
dal nido del terzo mondo

Ho sognato tarli
professare l’arte del dubbio


Ho sognato levrieri
vocalizzare il mio nome

                
Ho sognato mio Padre

 

                                         27 maggio 2000


                       Gaetano G. Perlongo


























































































Postato da: Nanaqui a 11:49 | link | commenti |
poesie prose teatro d autore

lunedì, 18 ottobre 2004
LA LICANTROPIA DEL POETA

Il sole

inchinandosi alla luna

lascia cadere

sul collinare tormento

dell’esistenza

l’organza della licantropia

e il guscio della coscienza

laddove alberga

il gioco pennellante di luce

dell’agorà specchiante

 

i maestri

in un labirinto senza fine

scuotono il tarlo...

...esso...

morsicando il pensiero

crea budella ramificate tra la mente

 

defeca illusioni

e scorge

la drammatica parabola del dio

                       che credette di essere un uomo

 

                                                            2 giugno 2000

 

                        Gaetano G. Perlongo

Postato da: Nanaqui a 11:08 | link | commenti (3) |
poesie prose teatro d autore

martedì, 12 ottobre 2004
TACI ANIMA STANCA...

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato...
Invece camminiamo, camminiamo
io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore non si tocca.
Perduto ha la voce la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso.

                         C. Sbarbaro (da "Pianissimo")






















Postato da: Nanaqui a 14:58 | link | commenti (1) |
poesie prose teatro d autore

IL POETA

Se sono poeta o attore non lo sono per scrivere o declamare poesie, ma per viverle. Quando recito una poesia non e` per essere applaudito, ma per sentire corpi d` uomini e di donne, dico corpi, tremare e volgersi all` unisono con il mio, volgersi come ci si volge dall` ottusa contemplazione del budda seduto, con cosce ben sistemate e sesso gratuito, all` anima, cioe`alla materializzazione corporea e reale d` un essere integrale di poesia.

A. Artaud


Postato da: Nanaqui a 11:05 | link | commenti (1) |
poesie prose teatro d autore