Alek Zwatok
Alessandro Grazian
anacoluto
Ani Difranco
Antonin Artaud
Antonioni
Ass. GIAMPI - ONLUS
darklyrics
fatina
il convivio
Il corpo e il giardino
katatonia
musica tradizionale giapponese
opeth
rapido blé
ReDellaPersia
tacimi
xabierisback
visitato *loading* volte
La sigaretta accesa si denuda
poi che il tempo invecchiando la seduce,
spinto dal gesto stretto del respiro
fra due anelanti labbra chiuse a stento.
E si consuma in fretta quest'amplesso
immaginato; sbiadisce il piacere
in un bisogno che riporta agli occhi
la semplice materia: il posacenere.
Sospesa resta immobile la mano
perché non è qui e ora quel che possa
al mio pensiero dare essenza vera:
così le cose scopro, nell'assenza.
Tornassi indietro, claudicante amore,
più non darei a vedere il mio dire
incerto e più non avrebbe il pensiero
movenze cieche di burattinaio
che al buio scuote i fili del cuore.
Come se fosse copione permettere
che per mano del dubbio non sia più
a noi lecito osare render lucidi
quei sogni tanto chiari sotto aprichi
etre, otri dove riporli amando.
Non che creda che affetto umano duri
più dell'iniquo tempo di una vita,
ma almeno all'eterno aspirare in questa!
Perché a che vale sottomesso amore
di dono all'altro al proprio godimento?
E se nel sogno concreta l'attesa
si manifesta agli uomini acerbi
che lì resti, senza presunzione
di farlo qui in terra il giardino perfetto,
perché perfettibile è quel che siamo.
Che sia giardino invece in cui sbagliare
questa festa di carne viva e sangue,
perché l'errare l'errore corregge
dell'imperfetto che allora indossammo
quando gettammo l'Agape di Dio.
Ma è affare umano far che il tempo secchi
il desiderio e, spento quest'idillio,
io mercante mi faccio di preziosi
solventi: e virò in blu tutta l'estate,
mi evirò nell'inverno la stoltezza.
Se Avessi oltre una parentesi
un altro limite che duri
come l'occhio che cattura
un funambolo dal basso
che si tira avanti impresso!
Dal nostro andare fummo al marmo spinti
in su e in giù vagando, lì dov'erano
epigrafi sepolte e nomi stinti
dagli anni magri di compianti.
Davvero ci sorpresero le vite
mute di Mary e Iuri a raccontarsi
e sotto il sole, scavati, quei versi
sciolti le voglie nostre sciolsero.
A noi di aver dissacrato non parve
coi giochi delle labbra quel silenzio,
perché rinasce ogni sacro che giace
quando puro l'abbraccia l'eros:
e fu vero perché, quando uscimmo,
ci lasciò in ricordo un fiore l'asfalto.