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Guarda il porto, incantata dalla luce
ciclopica del faro e la mia voce
non arriva se non che a ricamare
la sua esile figura fra la penombra.
È solo un dettaglio il mio cantare,
ed ogni mia parola detta ingombra
il suo fantasticare e la sua pace:
fa paura un mito e ciò che seduce.
Mostrami tenace romantica
l'alba a cui si arriva dalla notte
perdendoci coi sensi, concreti
noi a far sogni che forgiammo
allora e che allora forgiarono
quel che oggi meritiamo d'essere.
Mostrami una veste che con dolcezza
ti cinga e con dolcezza si tolga
al tocco incerto delle mie dita,
il passo ritmato della vita
nostra affannata nell'inseguire
l'arte che c'inganna, che seduce.
Mostrami il mio posto o i posti
in cui mi vedi, donami una casa
e la danza buia dei tuoi piedi;
Parlami delle semplici rime,
dell'effimere bellezze, muse
dei versi poveri di un poeta:
Ci son parole che pare ch'abbia
perso o che in note siano chiuse,
in chiaroscuri timbri confuse.
Dalla roccia bianca del promontorio
- era una mattina, dopo una notte
spesa a cercar le rotte del Poeta –
vidi d’un tratto sotto un cielo a frotte
venire a me, ma quasi senza meta
barche e legni e remi color avorio.
Ma era il sole a sbiancarli mentre i visi
appollaiati ai palischermi erano
bruciati dalla lunga esposizione
ai suoi raggi, di tinta scura intrisi.
A lungo ressero, ma alla sera no…
…Vidi sprofondare ogni imbarcazione,
sotto l’alta marea che qui la luna
rende aspra e forte: bella lei a dar morte.
Forse eran vite, venute da dove
non so; qualcuno mi disse: «Guanino*».
Da lì, ricordo, venni un giorno anch’io,
ma arrivai qui solo per invito
e non passai per mare ma per amore.
- Aradollo non perdona - mi fu chiaro
quando da lontano nessun rumore
venne più a dar noia all’occhio del Faro.
*i diritti di questo nome sono di Giovanni Scalcino (NdA).
Lui di spalle sta in posa fetale
avvolta dal verso della mia.
Mi dice - voce che risuona
a un legno povero rivolta -
qualcosa che non capisco
o intendo a modo mio:
«So l'Esperanto»
...
Non trovano i pensieri
una logica che sia vera
...
Poi di nuovo e poi comprendo:
«Sto respirando, io respiro,
vedi come respiro!»
Sorrido puramente;
non potrei dirgli
il fraintendimento
...pausa, silenzio: «Ho finito»
«Dai a me». Imitiamo la notte
noi due, anche nei sogni.
Sincope, silenzio, penombra
e primo freddo d'autunno.
«Abbracciami» mi ha detto.
«Sì» ho risposto, pronto
come una promessa.
Mi sveglio, mezz'ora serena,
lui dorme ancora. Lui che ha parlato
la lingua Universale
del mio cuore d'ottobre.
Lui che sa, che del suo respiro
ancor si meraviglia e che
me lo fa sentire perché
ascoltando anch'io me ne accorga.
Siamo stati in amore stretti
l'uno all'altro; «Abbracciami»
mi ha detto. Me lui e il biberon
ai piedi del letto.
...
Eden, bellezza effimera