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La sabbia di Aradollo
che tra le mani fruscia,
curvata nel cadere
- al morire d'Apollo -
da ventate leggere,
s'imbriglia nei pensieri
di un poeta e i suoi sentieri.
Ma quale eredità
può mai portarsi addosso
vestito d'umiltà
e dentro un cuore scosso?
Chi poeta come padre
ha seminato il seme
di quel verbo che preme?
si dicon partoriti
ciascuno a modo suo,
chi per disgrazie o gioia,
per illuminazione,
per noia o per azione.
Un uomo indietro guarda
e la carne affonda al mito...
...E prende a verità
le corde di una cetra
e i suoi passi nell'oblio,
e il canto di un Poeta
che la morte muta in vita:
Della poesia il potere
di ridare un corpo all'etra,
ma dell'essere egli uomo
l'inganno e l'abbandono.
La natura t'ha fatto
mischiando col dolore
la vita del tuo canto.
Tutto al tocco muta in luce
la tua mano, ma non
ti è dato di restare.
L'Amor che ti conduce
non lo afferi affatto,
la tua sorte è sfiorare.
I fuochi di Canterano
sembra che a toccarli sia vita,
che li serpenta al ventre
limpido e scuro della notte
dai tetti cotti delle case.
I fuochi di Canterano
volgono in alto i volti
nuovi e vecchi e agli uni
gli onori fanno ai sogni loro
e svecchiano agli altri le stagioni,
le prendono, le attorcigliano,
ne inventano le ignote trame.
I fuochi di Canterano
incantano, eccome!
E tutto è silenzio d'uomo,
chiasso del botto,
atavico stupore.
A lungo percuote il canto
le ore prime del cielo:
le sveglia a singhiozzi,
a sprazzi le veste
finché di luci un manto
gli occhi infantili investe.
Ed ogni scoppio è un seme
deposto nell'orto che ho dentro
e nella donna che ho accanto.