DASEIN - di Luca Pietrosanti -

"La parola è la moneta del poeta con cui sconta la vita."

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lunedì, 22 novembre 2004
QUANTI AMORI SONO

quanti ne posso tenere
attaccati a me
a mangiarmi la pelle
a rubarmi parole
a farmi trovare
l'amore dietro
un gesto soltanto






Postato da: Nanaqui a 15:42 | link | commenti |
poesie

FUTURO ANTERIORE

lo spettro delle ore stà

come il futuro in un replay:

la nostalgia ne sfina

i contorni

Postato da: Nanaqui a 15:41 | link | commenti (1) |
poesie

domenica, 21 novembre 2004
SOGNI OZIOSI DI MAGGIO

      Ho sognato la notte
cristallizzarsi sulla finestra degli occhi

Ho sognato la stella Antares
trafiggere il loculo del cuore

Ho sognato l’intelligenza dei matematici
nel concepire l’architettura del pozzo cosmico

Ho sognato Eraclito
[1]

Ho sognato una femmina a ore
coll’umido manto della filantropia

Ho sognato d’aver sognato i pensieri
in crescente entropia

Ho sognato il Giudeo
sul vascello dell’eresia

Ho sognato Dirac
[2]

Ho sognato la mia ancella
danzare sul mare della rapsodia

Ho sognato il capitalismo
in necrosi e l’orgasmo dell’anarchia

Ho sognato il pegaso
e la nobile cavalleria
Ho sognato Giordano Bruno
[3]
Ho sognato la penombra
della malinconia

Ho sognato l’ozio
di Hermann Hesse
[4]

Ho sognato la morte
i vermi e l’oblio

Ho sognato Gödel
[5]

Ho sognato la malizia
della meccanica quantistica

Ho sognato i nostri gobbi nella cloaca...
...colare verso la pianura dell’infamia

Ho sognato la madre
pregare il suo curioso diio (sic)

Ho sognato Russell[6]

Ho sognato la putrefazione
di “Mein Kampf”

Ho sognato la globalizzazione
in metastasi



 

Ho sognato la nostra
badessa burocrazia
Ho sognato Borges
[7]

 

 

Ho sognato l’infinito
e il dedalo senza fine dell’universo

Ho sognato marioli in abito talare
vendere un’altra vita

Ho sognato Cantor
[8]

Ho sognato il ruscello
sinfonico di Bach
[9] e gli amori perduti

Ho sognato il Vaticano
e la misericordia abbigliata da sofisma

Ho sognato di vedere
dentro l’alba

Ho sognato Pessoa[10]


Ho sognato il primo volo della libertà
dal nido del terzo mondo

Ho sognato tarli
professare l’arte del dubbio


Ho sognato levrieri
vocalizzare il mio nome

                
Ho sognato mio Padre

 

                                         27 maggio 2000


                       Gaetano G. Perlongo


























































































Postato da: Nanaqui a 11:49 | link | commenti |
poesie prose teatro d autore

sabato, 20 novembre 2004
SOLSTIZIO D'INVERNO

        I

le dita di dio

s'amano trafitte

tra ciglia di raggi

e la fronte serena

s'arrende

al gesto inutile

    II

e lo sguardo attento

puerile e innocente

sull'esile creatura

preziosa, avvolta

nella bianca seta:

stà l'uomo

e il figlio suo

quando, nell'inverno

che chiama,

il padre lo lascia

alla terra

e l'osserva per

l'ultimo saluto.

Postato da: Nanaqui a 15:50 | link | commenti |
appunti di viaggio

venerdì, 19 novembre 2004
SULLA POESIA

Intendo la poesia come la ricerca di una unità profonda al di là di un’interpretazione e di una collocazione, un abbandono alle forze viscerali, una forza opposta al movimento centrifugo disgregatore del pensiero e del corpo, che vivo prima ancora di pensarlo. E’ la sensazione fisica di sentire una alterità alla deriva da me e da ciò che porto dentro a dare vita a ciò che scrivo. Se questo sia creare o ricucire l’arte che mi ha preceduto aggiungendo pezzi di delirio, non fa alcuna differenza in me. La ricerca dell’Uno, dell’assoluto nell’arte nasce da una percezione che l’opera d’arte sia non solo il prodotto di forze interne ed esterne, ma sia anche qualcosa d’altro, che vive per sé nel momento in cui non è più pensiero, ma fluire di una forma e di una vita dentro una forma. Il compito del poeta è fare e la Poesia è ciò cui questo fare tende.

Postato da: Nanaqui a 09:46 | link | commenti |
appunti di viaggio