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lo spettro delle ore stà
come il futuro in un replay:
la nostalgia ne sfina
i contorni
Ho sognato la notte
cristallizzarsi sulla finestra degli occhi
Ho sognato la stella Antares
trafiggere il loculo del cuore
Ho sognato l’intelligenza dei matematici
nel concepire l’architettura del pozzo cosmico
Ho sognato Eraclito[1]
Ho sognato una femmina a ore
coll’umido manto della filantropia
Ho sognato d’aver sognato i pensieri
in crescente entropia
Ho sognato il Giudeo
sul vascello dell’eresia
Ho sognato Dirac[2]
Ho sognato la mia ancella
danzare sul mare della rapsodia
Ho sognato il capitalismo
in necrosi e l’orgasmo dell’anarchia
Ho sognato il pegaso
e la nobile cavalleria
Ho sognato Giordano Bruno[3]
Ho sognato la penombra
della malinconia
Ho sognato l’ozio
di Hermann Hesse[4]
Ho sognato la morte
i vermi e l’oblio
Ho sognato Gödel[5]
Ho sognato la malizia
della meccanica quantistica
Ho sognato i nostri gobbi nella cloaca...
...colare verso la pianura dell’infamia
Ho sognato la madre
pregare il suo curioso diio (sic)
Ho sognato Russell[6]
Ho sognato la putrefazione
di “Mein Kampf”
Ho sognato la globalizzazione
in metastasi
Ho sognato la nostra
badessa burocrazia
Ho sognato Borges[7]
Ho sognato l’infinito
e il dedalo senza fine dell’universo
Ho sognato marioli in abito talare
vendere un’altra vita
Ho sognato Cantor[8]
Ho sognato il ruscello
sinfonico di Bach[9] e gli amori perduti
Ho sognato il Vaticano
e la misericordia abbigliata da sofisma
Ho sognato di vedere
dentro l’alba
Ho sognato Pessoa[10]
Ho sognato levrieri
vocalizzare il mio nome
Ho sognato mio Padre
27 maggio 2000

I
le dita di dio
s'amano trafitte
tra ciglia di raggi
e la fronte serena
s'arrende
al gesto inutile
II
e lo sguardo attento
puerile e innocente
sull'esile creatura
preziosa, avvolta
nella bianca seta:
stà l'uomo
e il figlio suo
quando, nell'inverno
che chiama,
il padre lo lascia
alla terra
e l'osserva per
l'ultimo saluto.
Intendo la poesia come la ricerca di una unità profonda al di là di un’interpretazione e di una collocazione, un abbandono alle forze viscerali, una forza opposta al movimento centrifugo disgregatore del pensiero e del corpo, che vivo prima ancora di pensarlo. E’ la sensazione fisica di sentire una alterità alla deriva da me e da ciò che porto dentro a dare vita a ciò che scrivo. Se questo sia creare o ricucire l’arte che mi ha preceduto aggiungendo pezzi di delirio, non fa alcuna differenza in me. La ricerca dell’Uno, dell’assoluto nell’arte nasce da una percezione che l’opera d’arte sia non solo il prodotto di forze interne ed esterne, ma sia anche qualcosa d’altro, che vive per sé nel momento in cui non è più pensiero, ma fluire di una forma e di una vita dentro una forma. Il compito del poeta è fare e la Poesia è ciò cui questo fare tende.
attaccati a me
a mangiarmi la pelle
a rubarmi parole
a farmi trovare
l'amore dietro
un gesto soltanto