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Sono tornato al paese oggi... Ho sentito la città MIA.
Il posto dove sono nato e cresciuto oggi l'ho riconosciuto, e l'ho sentito mio. La sensazione è stata quella di entrare dentro casa e guardarsi intorno curiosi, come appena tornati da un lungo viaggio, per osservare se tutto è a posto... se tutto è come l'avevate lasciato: a destra ti fissi sull'orizzonte - il mare - sì quello c'è; e c'è anche quel colore a olio accennato da un pennello troppo sottile che si allunga nella prospettiva - il sole o quel che ne resta - sta lì anche lui, e poi quell'effetto blu di un amplesso sfuggito, quello, sì, quello conta davvero. La stazione - sì quella per forza c'è -; il caldo inaspettato, ma sempre desiderato, - pure lui -; il faro, quello verde, ho controllato bene, quello c'è e gioca insieme alla schiuma e quelle pietre artificiali. E poi ci sono i suoni della gente, le mura vecchie del borgo con la loro fonte antica, la fontana del dio con le luci da palcoscenico puntate.
E' tutto lì al suo posto, con la polvere nera dei ricordi e delle cose dimenticate, tutto lì
tutto perfettamente in ordine
tutto lì, tutto tutto
niente fuori posto
tutto
come
lo
avevate
lasciato
lei che mi ama nel silenzio ed io che resto lì, immobile, con la mia pelle impermeabile all'amore... Vorrei che fosse come inondare un canale straziato dalla siccità e non uno scivolare sopra una pietra... Lo scarto mi dilania dentro.
Il sole
inchinandosi alla luna
lascia cadere
sul collinare tormento
dell’esistenza
l’organza della licantropia
e il guscio della coscienza
laddove alberga
il gioco pennellante di luce
dell’agorà specchiante
i maestri
in un labirinto senza fine
scuotono il tarlo...
...esso...
morsicando il pensiero
crea budella ramificate tra la mente
defeca illusioni
e scorge
la drammatica parabola del dio
che credette di essere un uomo
2 giugno 2000
Gaetano G. Perlongo
Il riflesso sul lago di Kaman
mosso da un gelo pittoresco e inesatto
piega gli elementi in un comune respiro e sposta le nuvole
da pezzi di sereno a grappoli uniti all'Europa centrale
dove Geografia rimprovera meridiani
calca sull'equatore quale leader incontrastato
punge con il picco le aree più basse
Ho udito sirene cantare troppo piano
il grido di Ulisse gonfiare le vele
Perfino nello sconcerto delle Marianne
s'annida riluttante l'origine del mondo
quando linfe ingrossate vivacchiano a fondo
lasciano il piglio alle correnti
mentre ai bordi una furba umidità
cresce fra creature allegre vanitose
fuori sulle sabbie l'Atlantico è pensoso
su come cucire le terre che separa
Spero che non voglia o che voglia per sempre
il contrario dei sogni l'origine del mondo
Cristalli di cielo frantumano l'ordine apparente di gesso
scaturito da quello che sotto chiamano quasi sempre
colui che governa e controlla le cose
come un'immensa unica verità plasmata in forma perfetta (conveniente)
che a vederla appare in balia di qualsiasi evento esagonale
e tu profitta dello scompiglio per decidere finalmente
certifica l'origine del mondo
Max Gazzé (da - LA FAVOLA DI ADAMO ED EVA -)
Le vite che accanto
mi passano sibilano
l’orecchio dei battiti
ostinati e i fiati percossi
vedermeli addosso
gli occhi di lucciola
nella notte più
terribile dell’Estate
sentirmeli pulsare
e strofinare sui contorni
della pelle, il sebo
da evacuare
non diverte il dramma
inerte sospinto
al cuore, nel costato
Vivere io voglio
nella linea sottile
di un gesto comune