DASEIN - di Luca Pietrosanti -

"La parola è la moneta del poeta con cui sconta la vita."

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domenica, 24 ottobre 2004
ritorni

Sono tornato al paese oggi... Ho sentito la città MIA.

Il posto dove sono nato e cresciuto oggi l'ho riconosciuto, e l'ho sentito mio. La sensazione è stata quella di entrare dentro casa e guardarsi intorno curiosi, come appena tornati da un lungo viaggio, per osservare se tutto è a posto... se tutto è come l'avevate lasciato: a destra ti fissi sull'orizzonte - il mare - sì quello c'è; e c'è anche quel colore a olio accennato da un pennello troppo sottile che si allunga nella prospettiva - il sole o quel che ne resta - sta lì anche lui, e poi quell'effetto blu di un amplesso sfuggito, quello, sì, quello conta davvero. La stazione - sì quella per forza c'è -; il caldo inaspettato, ma sempre desiderato, - pure lui -; il faro, quello verde, ho controllato bene, quello c'è e gioca insieme alla schiuma e quelle pietre artificiali. E poi ci sono i suoni della gente, le mura vecchie del borgo con la loro fonte antica, la fontana del dio con le luci da palcoscenico puntate.

E' tutto lì al suo posto, con la polvere nera dei ricordi e delle cose dimenticate, tutto lì

tutto perfettamente in ordine

tutto lì, tutto tutto

niente fuori posto

tutto

come

 lo

 avevate

lasciato

Postato da: Nanaqui a 01:55 | link | commenti (1) |
appunti di viaggio

giovedì, 21 ottobre 2004
sono il solito stupido di sempre

lei che mi ama nel silenzio ed io che resto lì, immobile, con la mia pelle impermeabile all'amore... Vorrei che fosse come inondare un canale straziato dalla siccità e non uno scivolare sopra una pietra... Lo scarto mi dilania dentro.

Postato da: Nanaqui a 10:26 | link | commenti (4) |
appunti di viaggio

lunedì, 18 ottobre 2004
LA LICANTROPIA DEL POETA

Il sole

inchinandosi alla luna

lascia cadere

sul collinare tormento

dell’esistenza

l’organza della licantropia

e il guscio della coscienza

laddove alberga

il gioco pennellante di luce

dell’agorà specchiante

 

i maestri

in un labirinto senza fine

scuotono il tarlo...

...esso...

morsicando il pensiero

crea budella ramificate tra la mente

 

defeca illusioni

e scorge

la drammatica parabola del dio

                       che credette di essere un uomo

 

                                                            2 giugno 2000

 

                        Gaetano G. Perlongo

Postato da: Nanaqui a 11:08 | link | commenti (3) |
poesie prose teatro d autore

domenica, 17 ottobre 2004
L'ORIGINE DEL MONDO

Il riflesso sul lago di Kaman
mosso da un gelo pittoresco e inesatto
piega gli elementi in un comune respiro e sposta le nuvole
da pezzi di sereno a grappoli uniti all'Europa centrale
dove Geografia rimprovera meridiani
calca sull'equatore quale leader incontrastato
punge con il picco le aree più basse

Ho udito sirene cantare troppo piano
il grido di Ulisse gonfiare le vele

Perfino nello sconcerto delle Marianne
s'annida riluttante l'origine del mondo
quando linfe ingrossate vivacchiano a fondo
lasciano il piglio alle correnti
mentre ai bordi una furba umidità
cresce fra creature allegre vanitose
fuori sulle sabbie l'Atlantico è pensoso
su come cucire le terre che separa

Spero che non voglia o che voglia per sempre
il contrario dei sogni l'origine del mondo

Cristalli di cielo frantumano l'ordine apparente di gesso
scaturito da quello che sotto chiamano quasi sempre
colui che governa e controlla le cose
come un'immensa unica verità plasmata in forma perfetta (conveniente)
che a vederla appare in balia di qualsiasi evento esagonale

e tu profitta dello scompiglio per decidere finalmente
certifica l'origine del mondo

                      Max Gazzé (da - LA FAVOLA DI ADAMO ED EVA -)






















Postato da: Nanaqui a 18:13 | link | commenti |
appunti di viaggio

LE VITE CHE ACCANTO...

Le vite che accanto

mi passano sibilano

l’orecchio dei battiti

ostinati e i fiati percossi

 

vedermeli addosso

gli occhi di lucciola

nella notte più

terribile dell’Estate

 

sentirmeli pulsare

e strofinare sui contorni

della pelle, il sebo

da evacuare

 

non diverte il dramma

inerte sospinto

al cuore, nel costato

 

Vivere io voglio

nella linea sottile

di un gesto comune

Postato da: Nanaqui a 15:27 | link | commenti |
poesie