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In silenzio ci amiamo
e dita come gocce
fanno cerchi d'acqua
sulle nostre pelli.
Il nostro amore
è un lumino acceso
di cera rossa
sul muro di un portico
è una bocca ferita
da parole distillate
come sangue vivo
è attraversare
la città verso sera
e comprare un fiore
rosso di velluto
i petali
Termina così l'agonia
della carta percossa
dall'inchiostro di una penna
torturata dalla mano
schiava e serva buona
del mio delirio
E tutto mi appare
come un supplizio
in cui non riesco
a vederne la fine
Non è felicità nel verso
forse è per questo che scrivo.
Lascio là la gioia
aggrappata alla carta
per vederla quando voglio
nel ricordo:
Come un ramo d'autunno
saluta le foglie morte
incerte al suolo
Dove ho visto: un piede il legno lambiva al primo amplesso e una mano ad arco tendeva di un grido la freccia un uomo – una nota grama – nei vuoti e nei pieni scaldava donne come cose argille e luci rosse una pelle tesa tra le braccia sul dito la frase girava colpendo gli alti e i bassi di una stretta tristezza storie di uomini fatte vive a soffocare implorando l’aria mesta alla luna di settembre E ho guardato a fondo fino al buio più elegante cercando di trovarmi almeno nell’ombra sbiadita
L’odore di cannella
mi prendeva addosso,
mani di meringa erano
l’oppio per le frasi
Ed era quasi come aver
attraversato indenne
La notte